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Diario di una lunga corsa negli Stati Uniti d'America

dal 20 Settembre al 6 Ottobre 2008



Sette amici, Luciano F., Luciano S., Massimo, Corrado, Italo, Gigi e Marco, motivati dalla ricerca di nuove emozioni e di nuove esperienze attraverso gli Stati Uniti d'America con una corsa quasi forsennata alla riscoperta della mitica Route 66.









Da Milano a Londra e poi il balzo sino a Washington.

Washington:
Città e capitale della politica dove è tutto un susseguirsi di monumenti e edifici neoclassici circondati da ampi spazi verdi. I palazzi della politica: dal Campidoglio, che ospita il Senato e la Camera dei Rappresentanti, alla Corte Suprema, alla più grande biblioteca del mondo, la Library of Congress, con più di 26 milioni di libri.







E poi, attraverso The Mall, un'ampia e lunga distesa verde, si arriva alla Casa Bianca, che dal 1800 è la residenza ufficiale del Presidente degli Usa.
        



Di fronte, il grande Obelisco, alto 170 m., di granito e marmo, in memoria del primo presidente G. Washington. Da questo imponente monolite sino al Lincoln Memorial, è tutto un susseguirci di monumenti alla memoria ed al patriottismo come quelli dedicati alle Guerre Mondiali, al Vietnam, il Veterans Memorial dove, su una immensa lastra di marmo nero, sono trascritti tutti i nomi dei ca 58000 caduti.

             



Ed infine sulla riva del fiume Potomac, trionfante in marmo bianco di Carrara, appare il Jefferson Memorial.
Non abbiamo ovviamente tralasciato di visitare il The Space Museum, dove si possono ammirare i primi veivoli sino alle navicelle spaziali delle missioni Apollo che, nel 1969, hanno portato l'uomo sulla Luna. E poi Max, l'addetto culturale del gruppo, ci ha portato alla National Gallery of Art, dove abbiamo potuto ammirare capolavori della pittura di tutte la varie epoche storiche di artisti italiani ed europei, dai pregiotteschi sino ai moderni. Stremati ma felici, abbiamo chiuso le due giornate nella Capitale, gozzovigliando nei ristorantini del pittoresco quartiere di Georgetowm.





Chicago: E' la terza città degli Usa, con oltre 2 milioni e settecentomila di abitanti, che si adagia sulle sponde del Lago Michigan, nello stato dell'Illinois. Una città che tra mille contraddizioni trova il suo equilibrio in un apparente diffuso benessere, anche se nei ghetti neri la vita si snoda tra mille difficoltà sociali ed umane. Per questa gente la speranza si chiama Barak Obama, il futuro presidente degli Stati Uniti. La notte, ma pure durante il giorno, anche nel Magnificent Mile, da Michigan Avenue sino ad Oak Street, tra lo sfavillio dei più bei negozi della città, non è difficile incontrare molti barboni che rovistano nei cassonetti in cerca di cibo od accovacciati per terra a dormire.

                           

E anche una bella passeggiata sino al Grant Park ci dà la possibilità di rimanere estasiati ad osservare l'ardito panorama della città. Ci siamo pure riposati sulle rive del Lago Michigan.

             

Dopo due giorni intensi, finalmente ci apprestiamo alla grande ed estenuante corsa verso Ovest. E appena fuori Chicago iniziamo a percorrere lunghi tratti della mitica Route 66 che lasceremo a 300 chilometri da Los Angeles per dirigersi verso Las Vegas e poi San Francisco, percorrendo in tutto circa 5000 chilometri.





La Route 66 (Mother Road) è la testimonianza più significativa della storia degli Stati Uniti, rappresenta il suo medio evo e la linea di congiunzione ideale dell'unità di questo immenso stato, anche se, ufficialmente, la Route 66 nasce nel 1926.

Lì c'è quasi tutta la loro storia fatta prima di sanguinose guerre nei confronti delle popolazioni indigene, col loro definitivo isolamento nelle riserve indiane, per poi lasciare spazio all'invasione dei pionieri che nel corso di circa un secolo sono arrivati sulle coste del pacifico. Coloni di tutte le razze e provenienze geografiche; chi per dedicarsi alla coltivazione delle immense estensioni di terre fertili e all'allevamento del bestiame nel Midwest, chi invece chiamati dalla ricerca dei mitici giacimenti d'oro nelle zone desertiche del Nevada e dell'Arizona.

La corsa verso Ovest troverà il suo compimento con la costruzione della ferrovia che congiungerà le coste dell'Oceano Atlantico a quelle del Pacifico. La Route 66 è anche la strada più percorsa durante la Grande Depressione del '29, quando la crisi economica, con l'aggiunta della siccità e delle tempeste di sabbia che colpirono il Midwest, raggiunse livelli tali da costringere milioni di emigranti di cercare fortuna soprattutto nella fertile e più accogliente California.







La prima tappa ci porta a St. Louis (Stato del Missouri), adagiata sulle rive del Missisippi, la porta verso il West, simboleggiata dall'ardito Gateway Arch.
La seconda città incontrata è Oklahoma City (Gente rossa), nell'omonimo stato; questa è terra dove vennero confinate tribù indiane provenienti da sud. Ora vivono ai margini della città in piccoli villaggi dedicandosi alla produzione di articoli artigianali.





Poi incontriamo Amarillo, tipica città di frontiera del Texas, dove il mito della Route trova la sua espressione massima nella conservazione di vecchi distributori di benzina, motel e saloons. Poco fuori la città ci sorprende uno strano cimitero di vecchie Cadillac, sepolte per la parte anteriore, ad opera di un eccentrico magnate texano.

         


Lasciato il Texas, il paesaggio comincia a cambiare. Le vaste praterie fertili con i suoi ranch, lasciano il posto ai territori, via via più desertici e più spettacolari, del New Messico, con le tipiche mesas, catene montuose rocciose con pareti ripidissime. Dopo una sosta nella tipica cittadina di Tucumari, ferma nella sua architettura agli anni trenta e quaranta, raggiungiamo un'altra città mito della Route 66.



Albuquerque: qui tutto ruota intorno al mito della route. Le sue strade, i suoi locali, il museo; i motociclisti in Harley Davidson, dagli allestimenti più disparati e preziosi, li trovi ovunque e sono disponibili a fotografarci sulle loro moto.












Poco distante da Albuquerque, verso l'Arizzona, non potevamo trascurare di visitare La Foresta Pietrificata, un sito dove abbiamo potuto ammirare una quantità incredibile di tronchi fossili di circa 250 mil. di anni fa.

         



A Flagstaff, abbandoniamo la Route 66, per dirigersi verso nord con meta il Grand Canyon, dove arriviamo dopo essere stati a visitare forse il più spettacolare canyon della zona: Antelope Canyon. Una stretta fessura tra alte pareti contorte di roccia colorata, dove al tramonto, i giochi di luce creano spettacolari scenari emozionanti.

         



Grand Canyon: Qui la natura ha creato nei millenni uno scenario unico: ci troviamo di fronte ad una fenditura lunga quasi 450 km, larga 16 km e profonda 1500 metri ca. Qui tutto è stato modellato dai venti dal calore e dall'erosione e dal mare che tutto qui sommergeva. Sul fondo del Canyon scorre, tumultuoso, il fiume Colorado.
Alcuni di noi non hanno resistito dal percorrere il Brigth Angel Trail, uno dei sentieri più famosi, e forse il più faticoso, che porta verso il fondo del Canyon: certo che da giù lo spettacolo raggiunge livelli di assoluta bellezza.
Lasciamo il Grand Canyon, con un certo rammarico, per dirigersi verso nord-ovest verso Las Vegas, nel Nevada.

                   



Las Vegas: un grande luna park, dove il cattivo gusto ed il kitch diventano assurdamente un fatto spettacolare e curioso. Da vedere, lungo lo Strip, la via più importate, la curiosa ricostruzione di piazza S. Marco di Venezia, con tanto di Canal Grande e Ponte di Rialto. Sesso e gioco d'azzardo fanno tutto il resto.

Da Las Vegas raggiungiamo forse la zona più desertica del Mondo, la Death Valley, paesaggio lunare: Zabriskie Point, reso famoso dal film di Michelangelo Antonioni, Fornace Creek, Artist Drive, Badwater, sono i siti più significativi e spettacolari di questa depressione che si trova sotto il livello del mare per ca 86 metri.

         



Un lungo e tortuoso cammino ci porta verso la California alla scoperta del Sequoia National Park, nella Sierra Nevada. Siamo arrivati di sera e quando i fari del nostro fuoristrada, tra un tornante e l'altro, hanno illuminato i tronchi delle sequoie giganti abbiamo provato un certo imbarazzo tanto ci sono apparse impressionati, come mostri del bosco.

Di giorno esse appaiono in tutto il loro possente splendore. Ci sono esemplari che hanno un'età che raggiunge i 2500/3000 anni, e il più grande, chiamato General Sherman Tree, ha, alla base, una circonferenza di ca 31 metri con un diametro di ca 11 ed una altezza vicina ai 100.

E' un parco magico con scoiattoli e daini che curiosi si avvicinano a noi. Ci sono anche gli orsi che, solo la notte, si avvicinano alle auto parcheggiate alla ricerca di "cestini" per le merende come l'orso Yoghi, ma che vive più a nord nel Parco di Yellowstone.

E d'obbligo almeno sosta di un giorno nell'altro lussureggiante Yosemite National Park, dove il gioco delle cascate, le rocce di granito, gli arditi alpinisti che si inerpicano sulle pareti verticali da brivido del El Capitan e della Half Dome , le ampie vallate e le immense foreste fanno di questo parco uno dei posti più suggestivi della Sierra Nevada. Sicuramente lo lasciamo con il desiderio di tornare in un'altra prossima occasione.









Ed alla fine di questo lungo viaggio attraverso otto stati, Illinois Missouri Oklahoma Texas New Messico Arizona Nevada e California, quattro fusi orari, eccoci arrivati a San Francisco.

San Francisco: E' inutile dire che questa è la città che più ci ha preso. Crocevia ed incontro delle culture più varie, da quelle indigene a quelle europee a quelle asiatiche. Un centro di integrazione sociale forse unico al mondo.

Il tutto incorniciato e raccolto in una città con una struttura urbanistica piena di sorprese e soluzioni architettoniche uniche nel loro genere. Da grattacieli più arditi come la Transamerica Pyramid, ai quartieri residenziali con le caratteristiche case neocoloniali, contornate da giardini curati e senza recinzioni.

E' poi è tutto un susseguirsi di colline ( 43 ca) dall'alto delle quali si godono panorami incantevoli: dall'Oceano Pacifico ad ovest col suo continuo moto ondoso che si infrange sulla lunga spiaggia Baker Beach, al Golden Gate Bridge alla splendida baia sino al Bay Bridge, con al centro la famosa isola di Alcatraz.

Inutile cercare di descrivere i quartieri più caratteristici come Cinatown, Little Italy, il Fisherman Wharf, il Civic Center, con tutti i negozi dei più svariati generi; il tutto in un traffico caotico, ma non indisciplinato, con il via vai continuo dei curiosi e sferraglianti cable cars. Una città unica al mondo, dove ritornare al più presto.

         



Il viaggio si è concluso ed ora ci rimane il piacevole ricordo di un'esperienza unica trascorsa in buona compagnia col desiderio di intraprendere nuove esperienze.